TROVA LE DIFFERENZE, SE CE LA FAI!

 


Ho trascorso quattro anni, tanto ci ha messo la Magistratura a prendere atto dell'usurpazione attuata dall'avvocato legaiolo novarese Roberto Cota, a gridare allo scandalo accaduto in Regione Piemonte, e adesso che la cosa è stata finalmente sanata mi tocca ricominciare.
I lettori ricorderanno che - alle elezioni regionali del 2010 - la destra radicale e fascista risultò vincitrice grazie ai voti ottenuti da una lista, i Pensionati per Cota, che non avrebbe neanche dovuto essere della partita, visto che era incorsa in una serie di reati da far impallidire Totò Riina.
Il più grave di questi fu la falsificazione di diciotto firme su diciannove sui moduli di accettazione della candidatura - l'unica vera era risultata essere quella dell'eletto Michele Giovine - ma furono una lunga sfilza.
Sin da subito la destra moderata protestò, con giusta ragione, sostenendo l'illiceità della nomina a presidente della Regione del legaiolo sopra citato: senza i voti di una lista illegale non avrebbe certamente vinto la contesa; un ragionamento inappuntabile, che anche chi scrive ha sempre sostenuto.
Ora però si scopre che, alle ultime elezioni regionali del 2014, la destra moderata ha operato in maniera molto simile; in sostanza, chi sottoscriveva la lista sedicente democratica, automaticamente sosteneva anche l'omologa civica per Kiamparino: prova ne sia che le firme sui due elenchi coincidevano persino nella posizione.
Sono stupito che nessuno della falsa sinistra abbia ancora avuto nulla da ridire - eppure, molti voti finiti alla lista civica per Kiampy sarebbero certamente andati ad essa, permettendole forse di entrare a palazzo Lascaris - ma indipendentemente da questo non posso esimermi dallo stigmatizzare quello che sembra essere un malcostume diffuso nelle varie destre: esso va estirpato, in modo da ristabilire, almeno, la legalità borghese.

Bosio (Al), 27 ottobre 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

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